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"Ma tu persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquisito la certezza,
sapendo da chi le hai imparate e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle Sacre Scritture,
le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù.
Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere,
a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buo
na"
(II Timoteo 3:14-17).

La Scuola Domenicale attua un programma di educazione cristiana che si svolge di domenica prima, durante o dopo il servizio di culto della chiesa. Essa è una delle più importanti sezioni della comunità cristiana in quanto svolge i vitali compiti dell'insegnamento e dell'evangelizzazione.
È parte integrante della comunità stessa e ne è il suo settore più attivo; è il veicolo più semplice per la perpetuazione del sano insegnamento della dottrina biblica.

L'importanza dell'insegnamento

La comunità cristiana è una comunità che impara, una comunità di studenti. Dato il contesto e le molteplici situazioni, un processo di apprendimento continuo deve caratterizzare la vita cristiana: la combinazione tra fede ed esperienza, tra contenuti teologici e relazioni, conduce alla maturità cristiana.
Una sana formazione cristiana deve incoraggiare i credenti a comprendere se stessi e il mondo che li circonda in una prospettiva biblica. Non si può mettere in dubbio, dunque, l'importanza dell'insegnamento; la Bibbia stessa assegna ad esso un posto di grande rilevanza nella propagazione del messaggio divino.

Nell'Antico Testamento

Nell'Antico Testamento il popolo d'Israele doveva ricordare ed insegnare, trasmettendo ai propri discendenti, le grandi gesta dell'Eterno, il suo Dio, i grandi atti e gli interventi che caratterizzarono la storia della salvezza. In particolare il miracolo dell'uscita dall'Egitto, il passaggio attraverso il deserto con l'entrata nella Terra Promessa, e tutte le azioni di cui beneficiarono le generazioni successive. Queste grandi gesta si trovavano negli Scritti, la Tenach, che bisognava rileggere continuamente.
In secondo luogo, il popolo d'Israele, doveva imparare i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che l'Eterno gli aveva dato. Ogni Giudeo doveva conoscere la Legge divina, la Torah, ossia il Decalogo, con le implicazioni per la vita quotidiana formulate dalle numerose prescrizioni che avevano un carattere pratico ed erano regole concrete e funzionali, non concetti astratti. Il popolo imparava dunque le leggi culturali così come quelle relative alla vita familiare e alla vita sociale.


Infine, Israele, in quanto popolo di Dio, doveva essere una comunità dedita alla preghiera, e doveva quindi imparare anche a pregare. Una delle preghiere più importanti conosciute nella pratica israelita era pronunciata tre volte al giorno nelle sinagoghe.
La sinagoga era la sede destinata all'istruzione religiosa, dove si svolgeva la lettura della Legge mosaica, ma serviva anche da scuola e da tribunale. Prima della deportazione, il culto si celebrava nel Tempio di Gerusalemme; l'esilio di Babilonia interruppe questa celebrazione ma suscitò nel VI secolo a.C. le prime sinagoghe. Le riunioni si facevano, non per offrire sacrifici, ma per studiare le Scritture e pregare; si tenevano dei corsi d'istruzione quotidiana per ragazzi da 5 a 10 anni mentre, ogni sabato pomeriggio, era tenuta una classe biblica per giovani ed adulti, seguendo il metodo delle domande e risposte. L'obiettivo dell'insegnamento era di fare in modo che Israele fosse pienamente il popolo di Dio, che fosse diverso dai pagani che lo circondavano.


L'Antico Testamento ci propone un modello pedagogico eccellente. La radice dell'insegnamento religioso della chiesa cristiana si trova in Israele. Ad esempio, insegnando a pregare ai propri discepoli, Gesù ha portato avanti la tradizione della preghiera in Israele caratterizzandola con nuovi contenuti. Lo stesso modello dell'insegnamento religioso del popolo antico ha continuato ad essere utile nella chiesa cristiana fino ai giorni nostri. Ancora oggi in molti testi utili all'insegnamento nella chiesa, vi si ritrova lo stesso schema: la fede, il comandamento e la preghiera.

Nel Nuovo Testamento

Il Signore Gesù Cristo è stato l'esempio perfetto di chi ha saputo utilizzare il metodo dell'insegnamento per impartire la sua dottrina e verità. In ciò che Gesù era, in quel che insegnava e nel modo in cui insegnava, è stato il modello, l'esempio dell'insegnante cristiano.

Nel Tempio di Gerusalemme, tra i dottori della legge, egli ascoltava ed argomentava; la saggezza e l'intelligenza delle sue risposte sbalordivano. All'età di trenta anni egli iniziò il suo insegnamento: ogni sabato secondo l'usanza giudaica Gesù, come un rabbi, istruiva nella sinagoga.
Oltre che alla folla, Gesù insegnava alla cerchia ristretta dei dodici discepoli, chiamati l'uno dopo l'altro da Gesù stesso per formare una comunità spirituale. Gesù insegnava in maniera completamente diversa dagli scribi, i quali conoscevano a fondo le scritture e non smettevano di sezionarle per scoprire il senso preciso delle prescrizioni in esse contenute, ma il loro lavoro era senza effetto sulla vita, mentre Gesù mirava a produrre una trasformazione nella vita di quanti lo ascoltavano. La grande novità nell'insegnamento di Gesù, fu che egli applicava la Scrittura a se stesso, vale a dire:

  • la fede in lui, il Messia, e nella sua opera;
  • i comandamenti in tutta la loro profondità ed estensione legale;
  • la preghiera senza inutili ripetizioni, come quelle dei pagani, che credevano di essere perdonati per il grande numero delle loro parole, e senza ostentazione come quella dei farisei, ma da un cuore sincero, nel segreto della propria cameretta.


Il metodo più utilizzato da Gesù per istruire la folla ed i discepoli consisteva nel parlare per mezzo di parabole: con esse voleva innanzitutto rivelare qualcosa con l'aiuto di immagini familiari che tutti potevano comprendere, e, secondariamente, nascondere il vero segreto a coloro che non volevano comprendere davvero.
Egli insegnava, inoltre, attraverso degli atti miracolosi ed attraverso tutte le sue attitudini e le sue gesta. Tutto parlava della sua persona e della sua opera e insegnava chi fosse Dio e quale fosse la sua volontà per l'uomo.
Come Dio ordinò al suo popolo ed ai suoi servitori d'insegnare la Legge nell'Antico Testamento, così il Signore Gesù ordinò ai suoi discepoli di fare altrettanto.

Essi infatti insegnavano nelle sinagoghe e nelle case, ispirandosi sempre al modello perfetto del loro Maestro.
Si tratta del "grande mandato" di cui Gesù stesso investì i suoi discepoli prima di ascendere al Cielo.

"Andate dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate"
(Matteo 28:19-20).


È un chiaro ordine ad insegnare, a dedicarsi alla propagazione del Vangelo per mezzo dell'insegnamento. Il compito assegnato agli apostoli era duplice: dovevano predicare la salvezza a tutti i popoli e contemporaneamente istruire, formare, preparare altri discepoli e missionari. Si consideri l'esempio di Paolo e Barnaba che per un anno intero formarono
ed istruirono la chiesa di Antiochia; ma quando si dovettero allontanare da quella città, alcuni maestri da loro preparati erano pronti a prendere il loro posto.

"Paolo e Barnaba rimasero ad Antiochia, insegnando e portando, insieme a molti altri, il lieto messaggio della Parola del Signore" (Atti 15:35).


A partire dal III secolo, vennero istituite delle "Scuole di Catechesi", per ammaestrare particolarmente i nuovi convertiti (in funzione del battesimo) contro le false dottrine.

Il battesimo è un punto di riferimento molto importante nella crescita del cristiano in seno alla chiesa. Pertanto l'insegnamento si può suddividere in due fasi:

  • l'insegnamento prima del battesimo è missionario e produce la confessione di fede che Gesù è il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo.
  • l'insegnamento successivo al battesimo e' finalizzato alla crescita spirituale e all'incoraggiamento del servizio cristiano.


In sintesi si può affermare che lo scopo dell'educazione nel Nuovo Testamento ed ancora nei nostri giorni, è diventare discepolo fedele di Gesù Cristo. Si tratta di conoscere il Signore e di seguirlo piuttosto che di acquisire maggior sapere. Appropriandosi (nel suo spirito e nel suo cuore) del contenuto dell'insegnamento, il discepolo e' sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo: conoscere Dio in Gesù Cristo.

Si tratta, da un lato, della dottrina, comprendente temi come Dio, le sue azioni, le sue promesse, i suoi comandamenti, la persona, l'opera e il futuro di Gesù Cristo; dall'altro lato, di un insegnamento riguardante la vita cristiana pratica, l'etica.

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